Come i Masai la tribu Samburu ebbe origine da un'etnia Nilotica più grande: la costante pressione della civiltà dei Borana, zona meridionale del Sudan, costrinse gli indigeni verso il mare dando vita alla più recente delle grandi migrazioni.
Il gruppo etnico, spostandosi verso l'attuale Kenya dal Monte Elgon a Malindi e dalla Rift Valley alla Tanzania, si divise inevitabilmente,
dando origine a diverse tribu: una di queste sono i Samburu.
La lingua parlata dai Samburu (chiamata comunemente col nome dell'etnia) deriva dal Maa, usato dalla tribu Masai. I due idiomi sono molto simili e la diatriba è tuttora aperta tra chi sostiene che sono effettivamente la stessa lingua e chi no. In pratica sono identiche a parte qualche variazione di accento e piccole differenze grammaticali.
Dal linguaggio Maa derivano anche gli idiomi dei Karamojong dell'Uganda, della tribu dei Turkana e degli Njemps (o Chamus).
Tra i giovani Samburu è molto diffuso anche il Kiswahili (lingua ufficiale del Kenya) anche se il tasso generale di alfabetizzazione rimane piuttosto basso.
Un clan è formato generalmente da 5-10 famiglie. Gli uomini si occupano del bestiame da pascolo mentre alle donne è riservato il compito di mungere le mucche, mantenere la casa in buono stato e di procurarsi acqua e legna per il fuoco.
Rimangono in un posto per poco più di un mese (almeno fin quando potevano considerarsi una tribu nomade), dopodichè si muovono alla ricerca di nuovi pascoli.
Le loro capanne sono formate da stuoie di cuoio ed erba o fango secco legate a quattro pali e vengono montate ogni volta. Di solito costruiscono anche un piccolo recinto che racchiude la casa e la mandria.
Anche i compiti dei ragazzi sono ben delineati: i maschi fanno la guardia alle greggi ed imparano a cacciare, mentre le femmine cercano l'acqua, la legna e cucinano. Ragazzi e ragazze passeranno alla vita adulta attraverso il processo di iniziazione, che comprende la circoncisione e l'infibulazione.
L'iniziazione avviene per gradi: similmente ai Masai si ottiene lo status di Giovane Guerriero (Junior Moran) che dopo cinque anni diventa Senior Moran. Successivamente (di solito 6 anni dopo) si è adulti a tutti gli effetti e il giovane Samburu è libero di sposarsi e di formare la propria famiglia.
La cerimonia matrimoniale è un'insieme di elaborati rituali. Tra l'altro, ha particolare importanza la preparazione dei regali da parte dello sposo (pelle di agnello, orecchini, contenitori per il latte) e gli ornamenti per la cerimonia. Il matrimonio si conclude quando un toro entra in una capanna dove la madre della sposa lo uccide.
I Samburu sono molto indipendenti ed egualitari. Le decisioni della comunità vengono prese dagli uomini considerati più saggi che si riuniscono in consiglio. Le donne possono dire la loro direttamente e formare un loro consiglio, per sottoporre le loro decisioni agli anziani a cui spetta però l'ultima parola.
Amano molto cantare e ballare, tradizionalmente senza strumenti, neanche i popolari tamburi. Per ogni occasione della vita ci sono particolari danze: molte coinvolgono sia donne che uomini, questi ultimi compiono grandi balzi verso l'alto mentre le donne ballano in cerchio coordinando i movimenti.
Nel corso della storia i Samburu sono stati quasi sempre pacifici nei confronti dei popoli vicini. Hanno avuto qualche contrasto con delle tribù nomadi ma niente che possa definirli un popolo bellicoso come a tratti i Masai.
Per stile di vita, folklore e abitudini sono spesso associati agli Oloikop di Laikiap. A differenza dei Masai nella loro cultura sono molto presenti i cammelli e i dromedari, usati per il trasporto di cose, mentre conservano rapporti di amicizia con i Turkana, i Rendille e i Somali.
Anche se diversi guerrieri Samburu furono arruolati dai corpi militari britannici durante la Seconda Guerra Mondiale, la tendenza a separarsi dalle altre etnie del Kenya ha fatto dei Samburu una sorta di tribù a se stante: non hanno mai partecipato attivamente alla vita politica del paese e il loro livello di sviluppo, un po' in tutti i campi, è notevolmente più basso rispetto al resto dei gruppi etnici.
Disastri naturali, carestie e scelte politiche sbagliate stanno tuttora minando le condizioni di vita di questa tribu. Il bestiame a loro disposizione diminuisce anno dopo anno e se si aggiunge che per vari motivi sono spesso costretti a vendere le loro mandrie non è difficile ipotizzare un futuro prossimo di non autosufficienza per i Samburu.
Alcune organizzazioni nazionali e religiose, per mezzo di piani di sviluppo, stanno cercando di aiutarli offrendo loro nuovi mezzi di sostentamento basati soprattutto sull'agricoltura. Questo, sebbene sia ovviamente ben accetto, comporta una snaturalizzazione della tribu, trasformando i Samburu da nomadi a sedentari.
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