Safari in Kenya

I Masai

Quando senti parlare di Kenya, safari o quant'altro sia inerente all'Africa la parola Masai affiora tra i tuoi pensieri quasi automaticamente: è diventata una sorta di standard, un'icona che rappresenta da sola tutto il paese, a volte tutto il continente.

L'artigianato Masai è da anni il souvenir che ha più successo tra chi visita il Kenya (anche se in realtà si tratta di robaccia costruita apposta per il mercato turistico) e lo stile dei loro ornamenti sta entrando anche nella moda europea, ma in realtà dietro a tutto questo c'è una cultura con radici molto profonde e tradizioni secolari, dai valori molto forti e

spesso ingnorati dalla maggior parte degli occidentali. Eccone una breve introduzione.

Una ragazza Masai

Origini

I Masai provengono da una grossa etnia che dividendosi in vari clan diede origine anche alla tribu dei Samburu e degli Njemps. La lingua Maa infatti, termine da cui deriva il nome Maasai, li accomuna ancora oggi.

I Masai sono tradizionalmente un popolo nomade formato da pastori: in passato si muovevano in lungo e in largo per tutto il Kenya e parte della Tanzania, al giorno d'oggi invece puoi trovarli più che altro nel sud-ovest del paese, dalle parti del Tsavo, Amboseli e Masai Mara.

Anche se negli ultimi anni il loro sostentamento si sta focalizzando sempre più sull'agricoltura per loro il bestiame rimane letteralmente sacro.

Mitologia

Le credenze e la mitologia dei Masai sono molto legate al loro modo di vivere. Quasi tutti i riti, superstizioni e quant'altro vedono come protagonisti gli animali selvaggi, il loro bestiame e la flora della savana.

Secondo una credenza ancestrale i loro greggi di bovini sono un vero dono dal paradiso: un tempo la terra e il cielo erano tuttuno, dopo la divisione operata dal dio Enkai furono eretti dei ponti fino al paradiso. Per mezzo di questi ponti, rappresentati dagli alberi di fico, il dio regalò ai Maasai greggi di mucche, facendo scivolare i bovini dai rami degli alberi fin giù sulla Terra.

Anche l'erba è considerata sacra: quando un Masai passa davanti a un fico è uso comune toccare l'erba vicino alle radici, rendendo omaggio a ciò che ha portato le greggi (l'albero) e a ciò che le fa vivere (l'erba).

Tra gli animali selvaggi gli gnu godono di una notevole considerazione, contribuendo alla rigenerazione del manto erboso e quindi alla salute dei capi di bestiame.

I leoni, anche se rispettati, sono invece una seria minaccia. La caccia al leone, chiamata Olomayio, è parte integrante della vita Masai: rappresentata con diversi cerimoniali è considerata anche una chance per i giovani di provare il loro coraggio.

Caccia al leone

I Morani o giovani guerrieri Masai armati di lance e scudi, avvistano un leone che dorme all'ombra degli alberi e vi si piazzano nelle vicinanze. Altri cacciatori, con campane legate alle caviglie, si avvicinano all'animale svegliandolo di soprassalto. Correndo in direzione dei compagni e facendosi inseguire lo portano sotto il raggio d'azione delle armi rendendolo facile preda dei cacciatori.

Un successo nella caccia al leone viene sempre seguito da una grande festa tribale in cui i protagonisti si cimentano in una spettacolare danza chiamata Engilakinoto: ritmo frenetico, cori assordanti ed improbabili rotazioni del torace. Quando la danza entra nel vivo i Morani mostrano la loro forza facendo i famosi, altissimi salti a piedi uniti.

La stessa dimostrazione di forza accompagna anche balli in onore delle mandrie (Eoko) e canti propiziatori per le battaglie.

Costumi e simbologia dei colori

I giovani, sia ragazzi che ragazze, usano allungarsi a dismisura i lobi delle orecchie. I maschi portano sempre lunghe treccine di solito decorate con ocre rosse, stesso colore dei vestiti e stesso colore usato per dipingersi la parte superiore del corpo.

Il rosso ha un significato particolare per le credenze Masai: se ci fai caso è la tonalità base di quasi tutti i braccialetti e degli indumenti quotidiani.

Anche le collane, tradizionalmente fatte a mano dalle donne, nascondono una loro simbologia: come regola generale i tre colori predominanti sono il rosso, il blu e il verde. Il primo è il colore della tribù, il blu rappresenta Dio e il cielo, mentre il verde rappresenta il dono più grande: il bestiame e i pascoli.

Alle ragazze è permesso portare orecchini soltanto nella parte superiore dell'orecchio. Col passare degli anni, in modo graduale, anche il resto dell'orecchio e il lobo possono essere decorati.

L'inizio di una danza Masai

Iniziazione alla vita adulta e matrimonio

Il cammino della vita di un Masai è accompagnato da intense cerimonie che segnano i passaggi del suo "status" dalla nascita fino alla morte.

E' la madre che accompagna il figlio maschio alla cerimonia di iniziazione alla vita adulta: l'iniziato indossa grossi ciondoli chiamati surutia che in seguito restituirà al genitore che li indosserà fino alla morte.

La prima fase per accedere al nuovo stato sociale consiste nello girovagare da solo per gli altopiani visitando altre comunità Masai.

Successivamente la madre rasarerà a zero la testa del figlio, che dopo la toccante cerimonia denominata Eunoto sarà proclamato adulto e avrà la facoltà di sposarsi.

Durante il matrimonio le ragazze indossano lunghissime collane blu. Essendo un giorno speciale e volendo mostrare tutta la loro eleganza a volte portano talmente tante collane e ornamenti vari che a stento riescono a camminare.

Una volta sposati, i Morani (giovani) raggiungono il grado "Giovani Anziani" per diventare, col passar degli anni, "Anziani" a tutti gli effetti. Un "Anziano" è molto rispettato all'interno della sua comunità, e puoi riconoscerli dal lungo bastone che portano a simboleggiare la saggezza.

Cerimonie di sangue

Nella cultura Masai esistono diverse cerimonie, un po' crude a vedersi, in cui il protagonista è il sangue.

Nel centro del villaggio, con la punta di una lancia, viene aperta una vena nel collo di una mucca. Una parte di sangue viene bevuto mescolandolo col latte (ritenuto sacro), mentre l'altra metà conservato in una zucca vuota. La ferita dell'animale viene poi richiusa con della cenere, evitandone il decesso.

Un altro rito consiste nello sgozzare una capra, bere il sangue e distribuire la carne ai componenti del clan a seconda del loro strato sociale.

A contatto con i Masai

Il modo migliore per stare a contatto con i Masai e tastare con mano la loro cultura è quello di visitare uno dei loro villaggi. Nel Masai Mara ce ne sono diversi ma ti consiglio di evitare quelli già "impacchettati" in tanti safari organizzati e divenuti ormai una meta per il turismo di massa.

Parla con la gente del Kenya, informati presso le istituzioni locali e se possibile organizza un safari a piedi. Sarà una grossa occasione per stringere un forte legame con questa etnia e scoprire il Kenya sotto una prospettiva completamente diversa. Unica.

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